22 gennaio 2007
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tutto su: Omar Pedrini
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Omar Pedrini

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Archiviata la terza edizione del Brescia Music Art.

Si è chiusa ieri sera, domenica 4 giugno, la terza edizione di Brescia Music Art, “Festival della contaminazione fra la musica e le arti” ideato e voluto da Omar Pedrini dei Timoria con Ellisse. Abbiamo seguito buona parte della manifestazione, e ci pare utile riassumere alcune nostre considerazioni sulla formula e sulla sua realizzazione: non come “recensione” o come “critica”, ma come contributo ad una riflessione in vista della prossima edizione.
Prima di ogni altra cosa, va riconosciuto a Omar Pedrini di essere riuscito, con entusiasmo e tenacia, a smuovere le acque stagnanti di una città di provincia che si è sempre distinta per sonnolenza intellettuale e pigrizia culturale. Già essere stato capace di coinvolgere - possiamo immaginare con quanta fatica e quanta pazienza - le istituzioni locali (Assessorato alle Attività Culturali, Assessorato alle Politiche Giovanili, Ufficio Manifestazioni e Spettacoli del Comune; Assessorato alla Cultura e Assessorato all’Agricoltura della Provincia; Assessorato al Turismo e alle Attività Produttive della Regione) è un risultato meritevole di applauso. Così come è lodevole il fatto che Pedrini (il quale tre anni fa meditava, deluso dalla partecipazione della città, di fare del Festival una manifestazione itinerante) abbia poi ritenuto di dover insistere nella propria missione di civilizzazione.
Che poi il pubblico abbia risposto tiepidamente in termini di presenze non stupisce chi conosce la riluttanza dei bresciani ad accogliere proposte di spettacolo non tradizionali; se poi si considera che il bresciano medio guarda sempre con sospetto e scetticismo il concittadino che si fa strada nel mondo esterno, Pedrini ha molte ragioni di compiacersi. Il fatto che alcuni degli appuntamenti siano stati seguiti da un numero di spettatori almeno significativo è un altro segnale interessante; ancor meglio andrà il prossimo anno, non foss’altro che per la presenza in città - già evidente nei giorni scorsi - degli studenti del neonato DAMS dell’Università Cattolica.
Dal punto di vista organizzativo, il nostro parere è che le date del Festival potrebbero utilmente essere anticipate di almeno un paio di settimane: a giugno l’aria di vacanze è già nell’aria, e il richiamo dei weekend fuori porta e dei vicini laghi di Garda e d’Iseo è forte nelle belle giornate di sole. Inoltre, uno sfoltimento ragionato del calendario degli appuntamenti ci pare raccomandabile; benché i luoghi degli incontri si trovino tutti nel centro storico, e quindi siano raggiungibili a piedi in meno di dieci minuti l’uno dall’altro, spesso la sovrapposizione di proposte ugualmente interessanti si è rivelata penalizzante.
A proposito della sovrabbondanza di proposte in cartellone, va detto francamente che alcune di esse non sono parse imperdibili. La presentazione del libro “TESTicolo” di Albertino e Giuseppe di Radio Deejay, la doppia presenza di Andrea Pezzi (per presentare la fiction “Bradipo” e il film “20 Venti”, il “reading musicale” di Fabio Volo (uno delle “Iene”, bresciano di nascita) e l’esibizione dei Low-Fi Bikini di Nikki di Radio Deejay ci sono parsi soprattutto espedienti per sfruttare l’effetto-popolarità di alcuni personaggi (intento peraltro non riuscito, a causa della mancata promozione locale: possiamo garantire che le ragazzine bresciane non avevano nessuna nozione della presenza di Pezzi in città).
Altri “eventi” sono stati, invece, semplici gesti di amicizia: il Duo Trinitario che canta “Hasta siempre Comandante” nell’Aula Magna della Cattolica potrebbe forse essere letto come una provocazione, ma la concomitante uscita di un singolo della formazione ne ha fatto un semplice showcase promozionale. Così come quasi esclusivamente promozionale (benché nobilitata dall’affascinante partecipazione di Shel Shapiro) è stata l’imbarazzata performance di Edmondo Berselli connessa al suo libro “Storie dell’Italia leggera”; il libro, che Rockol ha recensito assai positivamente, è molto interessante, ma il trattamento cui è stato sottoposto non è riuscito a farlo apprezzare.
Anche il “reading” di brani tratti da “Dissoluzione”, ultimo libro di Morgan dei Bluvertigo, non ci è parso significativo: che Alice legga testi letterari di Morgan, e che Morgan l’accompagni al pianoforte, non è necessariamente un’operazione di alto contenuto artistico, con buona pace dell’editore del volume e con tutta la stima per Morgan e la simpatia per Alice. Non lo è nemmeno la lettura da parte di Enrico Ruggeri di qualche capitolo del suo prossimo libro: ma in questo caso, almeno, si trattava di un’anteprima sull’uscita (prevista per settembre).
Curiosa e stimolante, invece, ci è parsa la performance di Pasquale Panella, autore dei testi di Lucio Battisti, che ha recitato - in maniera coinvolgente e convincente - testi di Raymond Carver accompagnato da un quartetto jazz. Di altri eventi e performance in cartellone non possiamo riferire per testimonianza diretta, non disponendo di energie inesauribili né del dono dell’ubiquità. Così come preferiamo non sconfinare in terreni che non conosciamo esprimendo pareri sulla sezione mostre e su “La macchina pulsante, suoni e visioni di un’arte in trasformazione”.
Novità di quest’anno era la sezione Cinema: diretta da Domenico Liggeri, prevedeva un programma-monstre, sufficiente di per sé a costituire un Festival. Detto che l’attesissimo rockumentary su Marilyn Manson ha deluso (non tanto perché non ha mantenuto le promesse di “scandalosità”, quanto perché non conteneva elementi di reale interesse sul personaggio); che il rockumentary “No new-wave” - benché grezzo e caotico - ha regalato immagini inedite di nomi di culto della scena newyorchese anni Ottanta come Arto Lindsay, Lydia Lunch, John Lurie, i D.N.A.; e che la personale di Floria Sigismondi ha sottolineato le indubbie qualità della videomaker di origine italiana (salutata fin troppo enfaticamente come “la più grande regista internazionale di video di tutti i tempi”), per il resto va apprezzato lo sforzo di proporre materiali poco noti, sperimentali e underground, anche se a nostro avviso l’eccesso di dogmatismo e di “alternatività” non sempre facilita la fruizione e dunque l’educazione del pubblico.
Dalla sezione Cinema del Brescia Music Art 2000 è comunque partita una radicale contestazione del sistema discografico-videomusicale; l’attacco diretto portato da Liggeri a MTV e a TMC2-Videomusic (vedi News) è troppo esplicito per passare sotto silenzio - anche Rockol tornerà presto sul tema - e potrà dare origine a un’utile discussione sul videoclip musicale come veicolo promozionale e/o forma d’espressione artistica.
Tornando a considerazioni più generali, ci pare di poter trarre da questo Festival alcune constatazioni.
Primo: non tutti gli “artisti” della musica sono da considerare Artisti tout court, e non è detto che un buon autore di canzoni, cantante o musicista sia comunque capace di creare opere significative anche in altri campi d’espressione. L’ecletticità non sempre raggiunge vette leonardesche, e spesso i suoi frutti sono simpaticamente dilettanteschi (quando va bene) o francamente deludenti.
Secondo: la “contaminazione” è un’operazione rischiosa, e in quanto tale può dare origine a collaborazioni reciprocamente fruttuose ma anche a ibridi sterili o mostruosi; giusto quindi incentivarla, più giusto ancora applicare criteri molto rigidi nella scelta dei risultati da mostrare.
Terzo: l’accumulazione incontrollata di eventi non dà sensazione di ricchezza propositiva, ma di confusione progettuale. Oltre alla qualità, dunque, un Festival deve badare a non eccedere in quantità: la programmazione ideale è quella che consente a un ipotetico fruitore ben determinato di assistere a tutte le proposte senza andare in confusione e senza uscire dalla manifestazione stremato dalla fatica e dal sonno.
Quarto: conseguentemente, ci pare di poter suggerire a Omar Pedrini - al quale rinnoviamo un convinto elogio - e ai suoi collaboratori che sarebbe utile individuare, per la prossima edizione del Festival, una linea-guida tematica che funga da collante e itinerario della manifestazione (sarebbe interessante, ad esempio, seguire la traccia dei rapporti fra musica e pubblicità, o fra musica e televisione).
Quinto (e ultimo): il Comitato dei Garanti deve assumere la funzione di un Comitato Selettore, impegnandosi a visionare personalmente tutte le proposte e a promuovere solo quelle davvero meritevoli di attenzione.
Questa è, a nostro avviso, la via da seguire per fare del Brescia Music Art una manifestazione che non sia una semplice rassegna ma diventi, nel tempo, un’autorevole vetrina di quanto accade di davvero pregevole nel mondo in continua mutazione dell’espressione artistica connessa alla musica.

(05 giu 2000)

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