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Laura Valetti <laura@paroleedintorni.it> 16 marzo 2007 12.42
A: Liggeri Domenico <domenicoliggeri@gmail.com>
Cc: Frida Sciolla <frida.sciolla@rcs.it>, Beatrice Gatti <beatrice.gatti@rcs.it>

IL VIDEOCLIP E' PIU' FORTE DELLA MUSICA / ANSA E' LA TESI DI DOMENICO
LIGGERI IN 'MUSICA PER I NOSTRI OCCHI'    (ANSA) - ROMA, 14 MAR - ''Oggi
l'elemento piu' influente e'  Internet, ma You Tube e' il caso mondiale piu'
eclatante del  momento. I videclip sono come dei topolini che si infilano
sempre da qualche parte. Una specie di virus inarrestabile che  sta
sopravvivendo, e anzi sono nel periodo di maggior salute,  persino alla piu'
grave crisi industriale della musica che si  ricordi. Questo vuol dire che
il videclip e' piu' forte della  musica stessa'': ne e' convinto Domenico
Liggeri, 37 anni di  Catania, autore televisivo, docente universitario e ora
autore  di 'Musica per i nostri occhi - Storie e segreti dei videclip'.
  Un poderoso volume di 878 pagine che racconta la storia  mondiale dei
videoclip, pubblicato da Bompiani, che per la sua  unicita' l'ha annunciato
alla Fiera del libro di Francoforte  puntando alla pubblicazione
internazionale. ''Il libro nasce da  una mia ricerca cominciata 12 anni fa -
racconta Liggeri, che  tramite un videclip ha scoperto Momo, personaggio del
momento,  lanciata da Ciambretti al Dopofestival - Da allora mi sono
aggiornato continuamente, cercando materiali in tutto il mondo,  spulciando
negli archivi personali di chi si era interessato  alla materia. Ho raccolto
piu' o meno tutto quello che e' stato  scritto sul mondo dei videoclip,
materiale giornalistico dal '77  ad oggi, in tutto il mondo''.  In questa
minuziosa  ricostruzione, Liggeri (che ha visionato personalmente circa
3.500 video) fa risalire la sua origine alla fine degli anni  '20, con
l'avvento del sonoro. Erano cortometraggi musicali, i  cosiddetti jazz-film
o jazz-tune, con protagonisti star del jazz  come Duke Ellington.
  Il primo videclip moderno arriva nel 1932, Minnie the  Moocher, diretta
da Dave Fleischer, con le animazini di Willard  Bowski e Ralph Somerville.
La prima inquadratura, fissa, mostra  l'artista dal vero mentre anticipa il
celebra passo di danza di  Michael Jackson, il moonwalking.
  Gli zii italiani del videclip sono i 'cinebox', una sorta di  juke-box
visivo, imitato dagli americani alla fine degli anni  '30. ''Erano usati da
'giovani sconosciuti' come Celentano,  Paoli e Gaber - racconta Liggeri -
come forma alternativa di  promozione per artisti che non avevano libero e
consolidato  accesso alla tv. La pellicola doveva andare in sincrono con il
vinile, e questo comportava qualche problema. Il regista che ha  segnato
quell'epoca e' stato Enzo Trapani''.
  Il videoclip tecnicamente piu' impressionante? 'Bachelorette'  di Bjork,
degli anni Novanta, risponde Liggeri, per il quale la  clip ''ha gli stessi
stratagemmi di Melie's, del cinema muto''. Quanto gioca l'elemento 'sesso'
nei videclip? ''Esattamente come  nel cinema, in tv e in pubblicita'. Ormai
anche le piu' fini  intellettuali le vedi in push-up. Dovendo colpire
l'attenzione  in pochi secondi, si usano i feromoni. Nei video hip-hop vedi
le  donne come schiavette, fa parte di una cultura machista  ridicola, che
pero' frutta milioni di copie''. Nessun dubbio,  poi, sul ruolo della moda:
''Uno dei primi sentori che ebbe Mtv  fu la notizia che i ragazzi compravano
l'abbigliamento delle  star dei videoclip. Fu il sintomo della rivoluzione
culturale  dei video, piu' forte di ogni altro elemento mediatico. Neanche
la letteratura e la politica hanno influito cosi' tanto''. Insomma, ''nulla
ha unito di piu' della clip, neanche la  musica''.(ANSA).

    MV
15-MAR-07 17:18 NNNN